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Battaglia a la Galite

Storia > Uomini e Avventure
Nel settembre 1941 in preparazione alla offensiva inglese in Egitto prevista per i primi di novembre (Operazione Crusader ) viene deciso di inviare, via Gibilterra, un grosso convoglio diretto a Malta. Questa nuova operazione di rifornimento, in codice Halberd, ha inizio il 24 settembre quando 9 navi da trasporto attraversano lo stretto di Gibilterra. Per scortare questo importante convoglio gli inglesi impiegano tre incrociatori pesanti: il Nelson, il Rodney e la Prince of Wales, la portaerei Ark Royal, altri cinque incrociatori minori,  diciotto cacciatorpediniere;  inoltre nove sommergibili vengono inviati lungo le probabili rotte della flotta navale italiana. Nella fase iniziale la strategia inglese prevede di far navigare le diverse unità suddivise in più gruppi, così da non insospettire le difese italiane. In un secondo tempo a sud del Mar di Sardegna, si sarebbero  riunite iniziando così l’ultima fase dell’operazione. La Marina Militare Italiana  ha quasi subito notizia dell'uscita in mare della flotta inglese, ma poiché l'informatore italiano a Gibilterra non ha visto i mercantili che hanno transitato la notte precedente, non capisce subito i veri intenti del nemico e nel timore di una nuova incursione sul suolo italiano mette in allarme anche la Regia Aeronautica; gli avvistamenti aerei e le decifrazioni radio del 26 settembre  sembrarono confermare questa ipotesi poiché viene stabilito che una imprecisata forza nemica, e altre navi minori, si stanno dirigendo verso la Sardegna. All’alba del 27 settembre  dalla base sarda di Decimomannu un solitario ricognitore Cant Z506 pilotato dal comandante Giovanni Del Vento decolla alla ricerca del convoglio e  alle 08:18 viene individuato un gruppo di navi inglesi al largo dell'isola “La Galite” 80 km a nord della Tunisia; l'allarme lanciato immediatamente indica la presenza di una portaerei, una nave da battaglia, quattro incrociatori e altre navi minori; si trattava quindi del convoglio Halberd. Nel frattempo la nostra squadra navale al comando dall’ammiraglio Jachino, riceve l’ordine di ingaggiare il nemico a partire dal pomeriggio del 27 settembre  successivamente all’intervento della Regia Aviazione. Le cattive condizioni  meteorologiche nel Mediterraneo a sud della Sardegna non impediscono, a undici aerosiluranti SM84 del 36º Stormo  di decollare  alle 12:15 dall'aeroporto di Decimomannu.  Il Col. Helmut Seidl comandante dello Stormo pilota uno degli aerei alla testa del 109º Gruppo, mentre il maggiore Arduino Buri guida il 108º Gruppo. Si uniscono alla missione altri undici aerosiluranti SM79 del 130° Gruppo dello stesso Stormo decollati quasi mezz'ora prima dal vicino aeroporto di Elmas. Come scorta decollano dall’aeroporto di Monserrato i CR42 del 24º Gruppo - 354^ squadriglia.
l Savoia Marchetti SM84 benché più moderno non riscosse un grande successo tra gli equipaggi;
 prestazioni ed affidabilità risultarono inferiori al suo predecessore SM79 
Un Savoia Marchetti SM84 della 256^ Squadriglia. Accanto l'emblema del 36° Stormo e
 del 108° Gruppo col motto "Ocio che te sbuso"

Un Savoia Marchetti SM79 del 130° Gruppo basato ad Elmas. Accanto l'emblema del Gruppo col motto "Sotto a chi tocca"
Durante il volo, i gruppi si dividono anche per le continue cattive condizioni meteorologiche. Essendo gli SM84 più veloci, sono i primi ad arrivare sulle navi inglesi. Il 108º Gruppo del maggiore Buri, con cinque SM84 è il primo ad avvistare il convoglio inglese e alle 13:00 dà avvio all’attacco. Un velivolo colpito dalla contraerea entra in collisione con un altro ed entrambi precipitarono in mare, un altro viene abbattuto dopo il lancio del siluro e malgrado il sacrificio degli equipaggi, nessun bersaglio venne colpito. Alle 13:30 Seidl arriva insieme agli altri quattro aerosiluranti del 109º Gruppo e si dispone per l’attacco; un primo aereo, quello  del Capitano Giusellino Verna viene abbattuto  dai caccia inglesi Fairey Fulmar di scorta appartenenti all’808° Squadron dell’Ark Royal. Il colonnello Seidl insieme all'aereo del Capitano Bartolomeo Tomasino proseguono sotto il fuoco nemico attaccando la HMS Nelson. La nave viene colpita da un siluro e danneggiata gravemente, ma entrambi gli aerei vengono abbattuti dall'antiaerea della Prince of Wales e della Sheffield. Infine l’attacco finale viene concluso dagli undici S79 del 130° Gruppo comandati dal Capitano Giorgio Grossi, provenienti dall’aeroporto di Elmas.
Mappa che riproduce il luogo del combattimento tra la forza navale inglese e gli aerosiluranti della regia aeronautica.

La HMS Nelson da 39.000 tonnellate  in sosta in un porto inglese. 

La corazzata  HMS Nelson colpita  dai nostri aerosiluranti e gravemente danneggiata, manovra per disimpegnarsi da un successivo attacco.
All'epoca il danneggiamento della Nelson che richiese in seguito sei mesi di riparazioni viene accreditato da alcune fonti al maggiore Arduino Buri che fu tra i pochi a rientrare e rivendicò il risultato negli anni che seguirono. Ricerche successive incrociate con i dati dell'ammiragliato britannico fanno ritenere che Buri attaccò con il suo gregario, la Rodney mancandola e confondendola con la gemella Nelson. Le ricostruzioni del dopoguerra ritengono che sia stata la seconda ondata  al comando di  Helmut Seidl a colpire la Nelson e poiché è stato il primo dei due aerei a mettere a segno il siluro, è credibile sia statolo  lo stesso Seidl a colpire il bersaglio. Questo successo è avvalorato anche dall’affermazione del Capitano Santoro. Questi, essendo al comando dei velivoli CR42 del 24° Gruppo Caccia, e trovandosi quindi sul cielo della battaglia, sostenne, nel suo rapporto di missione, che l’aereo che aveva colpito la Nelson era stato abbattuto immediatamente dopo il lancio del siluro. Tuttavia alla fine della  giornata si contarono Otto  aerei italiani abbattuti. Sette aerosiluranti, di cui due SM 84 del 108° Gruppo, quattro del 109° Gruppo e un SM 79 del 130°, più un caccia CR42 del 24° Gruppo. Tuttavia, le azioni furono condotte con determinazione tale che molti velivoli riuscirono a superare lo schermo avanzato dalla formazione britannica, per lanciare i siluri contro le grandi navi. La corazzata Rodney fu mancata di poco, assieme ai cacciatorpediniere Lance, Isaac Sweers e Lightning, invece la Nelson  presa a bersaglio da due SM 84 nel corso del secondo attacco, fu colpita a prora e dovette ridurre la velocità. La flotta italiana  in conformità agli ordini ricevuti decise di ritirarsi e ordino verso le 15:50 di invertire la rotta. In realtà, non informato dell'avvenuto danneggiamento della Nelson e mal informato sul numero di portaerei, la superiorità della flotta navale italiana era netta sul nemico e uno scontro navale  avrebbe sicuramente avvantaggiato la nostra flotta.  In totale furono persi 8 aeroplani, dieci ufficiali morirono e tra questi il comandante dello Stormo e tre comandanti di Squadriglia. Al Colonello Seidl, ai  Capitani Tomasino e Verna che  morirono quel giorno insieme al Sergente Luigi Valotti, che con il suo caccia CR42 aveva tentato di distrarre l'artiglieria antiaerea, compiendo evoluzioni, vennero assegnate le medaglie d'oro al valor militare alla memoria. Quanto al Maggiore Buri si poté rifare il 15 novembre successivo  affondando con il suo velivolo SM 84 il piroscafo britannico Empire Defender che, navigando isolato da Malta verso Gibilterra, fu attaccato nei pressi dell’Isola Galite.
I Fairey Fulmar dell'808° Squadron imbarcati sulla portaerei Ark Royal, si resero protagonisti dell'abbattimento dell'SM84 del Cap. Giusellino Verna. 
Stemma dell'808 Squadron della Royal Navy.

I CR42 del 24° Gruppo decollati dall'Aeroporto di Monserrato  fungevano da scorta per gli aerosiluranti partiti da Elmas e Decimomannu.   Tra gli otto aeroplani persi dalla Regia  Aeronautica  anche un  CR42 che  costò la vita al Sergente Luigi Valotti. Pilota da caccia dalle rinomate doti acrobatiche,  cadde  per un errore umano o guasto al motore e  non per opera della contraerea come da più parti viene indicato. Gli inglesi rimasero meravigliati da tali evoluzioni  e coraggio che perfino il Comandante  della flotta inglese, l'ammiraglio Cunningham ne cita ampiamente nella sua relazione  finale.
Rapporto di lancio compilato dal Tenente Paccariè Mario relativa alla missione del 27 settembre 1941. 
Manifesto pubblicitario dell'epoca per enfatizzare la missione della regia Aeronautica.
 
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